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Gravellona Lomellina
 

Una storia scritta nella terra, nell’acqua e nelle persone

Preservare il passato è fondamentale per costruire un futuro consapevole. 

Gravellona Lomellina non è soltanto il luogo nel quale viviamo. È il risultato di secoli di trasformazioni, incontri, lavoro e cura del territorio.

La sua storia nasce tra corsi d’acqua, boschi e terreni sabbiosi; attraversa le civiltà preromane e romane, il Medioevo, le signorie feudali e la grande stagione agricola della Lomellina. Continua nelle chiese, nelle cascine, nei mulini, nei giardini storici e nelle strade che ancora conservano l’aspetto elegante del paese di un tempo.

Oggi quella storia vive anche nei murales, nei mosaici, nelle opere sui tetti, nel Parco dei Tre Laghi e nel lavoro di tanti cittadini che hanno trasformato Gravellona in un paese d’arte, natura e fantasia.

1. Le origini più antiche
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I ritrovamenti archeologici fanno risalire la presenza umana nel territorio gravellonese alle fasi comprese tra la tarda età del Bronzo e la prima età del Ferro, nel contesto della cultura di Golasecca e delle popolazioni preromane della Pianura Padana.

Il nome Gravellona potrebbe derivare dalla parola grava, riferita a un terreno ghiaioso o sabbioso, forse legato all’antico corso del torrente Terdoppio.

Altre interpretazioni collegano invece il suffisso “-ona” a origini ancora più antiche.

La presenza romana lasciò tracce importanti: monete, sepolture, resti di insediamenti e testimonianze della rete viaria e agricola che modellò profondamente il territorio.

2. Il Medioevo e la famiglia Barbavara
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Durante l’Alto Medioevo Gravellona dipese dal vescovo di Novara. Nel territorio esisteva un edificio fortificato, ricordato come il castello, probabilmente risalente al X secolo e distrutto entro il XIV secolo. Del castello non rimangono strutture visibili, ma il suo nome continua a vivere nella memoria e nella toponomastica locale.

Nel 1152 Federico I di Svevia (detto il Barbarossa) e la famiglia Barbavara risale al XII secolo. Nel 1152, l'imperatore emanò un diploma ufficiale con cui confermò ai Barbavara (originari della Valsesia e antichi feudatari del Lago Maggiore) il possesso dei loro feudi, attestando la stabilità e l'importanza politica della casata nel nord Italia proseguendo per secoli fino all’abolizione del feudalesimo nel 1797. Alla famiglia è legato anche il nome della principale frazione gravellonese.

3. Tra Novara, Vigevano e Pavia

Nel corso dei secoli Gravellona passò sotto differenti amministrazioni. Nel 1250 era già ricordata con il nome di Gravalona tra le terre pavesi. Nel XVI secolo entrò nel Contado di Vigevano; nel 1743, insieme al Vigevanasco, passò sotto il dominio dei Savoia.

Nel 1818 il territorio venne riunito alla Lomellina e, nel 1859, entrò definitivamente a far parte della provincia di Pavia.

Anche la storia ecclesiastica seguì un percorso particolare. Gravellona appartenne per lungo tempo alla diocesi di Novara e soltanto nel 2016 la parrocchia venne trasferita definitivamente alla diocesi di Vigevano.

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4. Chiese, fede e patrimonio

Nel centro del paese sorge la Chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, completata nel 1617 sul luogo di un edificio religioso precedente. Al suo interno sono conservati altari, opere d’arte e le reliquie di San Faustino martire, patrono di Gravellona, giunte da Roma nel 1850.

La Chiesa di San Lino venne costruita agli inizi del Seicento dai frati Agostiniani, accanto al loro convento. Il Santuario della Madonna di San Zeno, nella forma attuale, risale invece al 1762 e sorge sul luogo di una chiesa più antica, documentata già nel XIV secolo.

Questi edifici non rappresentano soltanto luoghi di culto: raccontano la vita sociale, artistica e comunitaria di molte generazioni di gravellonesi.

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5. Il paese agricolo e le sue trasformazioni

Tra Ottocento e primi decenni del Novecento Gravellona fu un centro agricolo prospero. Le ricostruzioni storiche locali ricordano palazzi signorili, grandi cascine, mulini, ghiacciaie, chiese, un teatro e attività legate alla trasformazione dei prodotti agricoli.

Il progressivo declino del reddito agrario e lo sviluppo industriale delle città vicine determinarono una diminuzione della popolazione e lo svuotamento di molte cascine. Questo processo, tuttavia, preservò il paese da una forte espansione edilizia e permise a Gravellona di conservare numerosi edifici, strade e scorci di impronta ottocentesca.

6. Da paese agricolo a paese d’arte
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Nel 1992, nella frazione Barbavara, iniziò l’esperienza dei primi murales. Negli anni successivi il progetto artistico si estese al capoluogo, coinvolgendo facciate, cabine elettriche, marciapiedi, tetti, arredi urbani e vecchi strumenti del lavoro agricolo.

Dal 1996 la Festa dell’Arte accompagna questa trasformazione, arricchendo ogni anno il paese con nuove opere. Nel 2012 prese forma anche il progetto del Libro d’arte all’aperto, con riproduzioni di grandi opere della pittura italiana inserite lungo le vie.

Gravellona è così diventata un paese nel quale l’arte non è rinchiusa in un museo: cammina per strada, sale sui tetti e compare dietro ogni angolo.

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7. Il Parco dei Tre Laghi

Il progetto del Parco dei Tre Laghi nacque nel 1993. Furono necessari anni di acquisizioni, autorizzazioni, lavori e volontariato. Migliaia di alberi vennero piantati e, tra il 2004 e il 2005, furono scavati i tre laghi, alimentati dalle acque sorgive del sottosuolo lomellino.

Negli anni il Parco si è arricchito di sentieri, ponti, colline, aree naturalistiche, spazi per le famiglie, opere artistiche e luoghi destinati agli spettacoli e agli eventi.

Il Parco rappresenta forse la sintesi più autentica dello spirito gravellonese: un territorio trasformato attraverso la fantasia, il lavoro condiviso e la capacità di vedere un paesaggio futuro dove prima esisteva soltanto un campo.

Una storia ancora aperta

La storia di Gravellona non appartiene soltanto al passato.

Continua nelle persone che custodiscono i ricordi, nelle associazioni, nei volontari, nelle famiglie, nei giovani e in chi partecipa alla vita della comunità.

Conoscere la nostra storia significa comprendere ciò che abbiamo ricevuto, difenderlo quando è necessario e scegliere un futuro con maggiore consapevolezza per ciò che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.

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